BIOGRAFIA DI PIETRO METASTASIO

Le origini familiari, le abitazioni a Roma nella prima infanzia, le vicende della vita (1698-1719)

 

 

La prima opera, dunque, pubblicata con il nome di Pietro Metastasio conteneva, oltre il Giustino, Il convito degli Dei, idillio epico in ottave, Il ratto d’Europa, idillio mitologico in endasillabi sdruccioli, La morte di Catone, L’origine delle Leggi, in terza rima, e un’ode: Sopra il Santissimo Natale. Era già un corpus poetico di tutto rispetto che faceva impallidire la fama di letterati emergenti, tra cui anche quella di Paolo Rolli, un altro discepolo del Gravina, destinato, qualche anno dopo in Inghilterra, a una fortunata carriera, e all’intonazione musicale di suoi melodrammi da parte di G.F. Haendel.

Il successo e la notorietà conquistata dal giovanissimo Metastasio, dopo le Poesie pubblicate a Napoli nel 1717,venne però funestata dall’improvvisa morte del Gravina di lì a poco il 6 Gennaio del 1718. Anche se il maestro lasciava erede l’allievo prediletto della maggiorparte del suo patrimonio - quasi tuttala biblioteca e una cospicua somma di denaro, con le rendite di alcuni uffici ecclesiastici -, Metastasio perdeva oltre l’affetto e la paterna guida del Gravina, anche la protezione di questi come principale animatore del sodalizio letterario, alternativo all’Arcadia, l’Accademia dei Quirini, rappresentativa in Roma del partito filo-imperiale. Pietro Metastasio, inutilmente cercava di fare dimenticare dissidi e dissapori che avevano reso la figura del Gravina ostica e malvista negli ambienti della Curia papale, celebrandone la dirittura morale, la profetica passione letteraria ne La strada della Gloria,composizione in terza rima, declamata nell’adunanza annuale dell’Accademia dell’Arcadia, nel 1718, quale orazione funebre in onore di uno dei suoi storici fondatori.

A nulla anche valse che prima di celebrare il maestro, lo stesso Metastasio entrasse in Arcadia con il nome di Artinio Corasio, segnalando che con la morte del Gravina ogni dissidio tra i circoli poetici e letterari non avrebbe ricevuto alimento dall’allievo prediletto del più famoso giurista e letterato che Roma vantasse tra Sei e Settecento.

Inoltre, le liti giudiziarie promosse contro di lui da alcuni altri discepoli del Gravina, impedendo da una parte il pieno godimento dei lasciti testamentari dello stesso, dall’altra provocando la malevola opinione che Metastasio avesse ereditato, con i suoi beni, anche il carattere battagliero e polemico del maestro, misero il giovane poeta in una condizione di isolamento sociale. Naufraga il tentativo di unirsi in matrimonio a Rosalia Gasparini, figlia del musicista Francesco, maestro di cappella della chiesa di S. Lorenzo in Lucina, e più tardi di S. Giovanni in Laterano, nonostante l’approvazione paterna e il contratto già sottoscritto tra i due giovani. All’ultimo momento, Rosalia sceglie di sposare un altro pretendente. A Pietro Metastasio, profondamente deluso da queste vicende, neppure soccorso questa volta – a quanto pare - dal suo padrino di battesimo, il cardinale Pietro Ottoboni, per trovare impieghi consoni al suo status, non resta che trasferirsi a Napoli, dove spera – come in effetti accadrà – di avere maggiore fortuna.

Tra la primavera e l’inizio dell’estate del 1719, composta la canzonetta La Primavera, a titolo di commiato dalla sua città, parte per Napoli.

PAOLO PETRINI, Pianta e alzata della città di Napoli (1718)

Nella lettera all’avvocato Francesco d’Aguirre, eminente figura della corte sabauda a Torino, stretto amico del Gravina, il 23 Dicembre di quel 1719, Pietro Metastasio, trascurando le delusioni d’amore, non ancora presentatesi le occasioni per iniziare la carriera che, proprio da Napoli, gli consentirà di divenire il protagonista assoluto del teatro musicale nel corso del secolo, così raccontava le romane e napoletane vicissitudini, nella speranza che il suo interlocutore gli aprisse la strada per la filo-austriaca Torino, o chissa!, forse per la stessa Vienna:

I miei domestici interessi mi trasportarono, già molti mesi orsono, in Napoli, e mi ci ritenne poi la considerazione del pertinace odio che ancor si conserva in Roma non meno che al nome che alla scuola tutta dell’abate Gravina…, mio venerato Maestro. Qual odio, se non in tutto almeno in parte,si è trasfuso, e come discepolo eletto e come erede [nostre sottolineature], sovra di me. Ed ancorché possa io con le mie rendite onestamente vivere in Roma, ho stimato prudente risoluzione il vivere lontano per non vivere fra nemici. Confesso però con tutta l’ingenuità che mi riesce più noioso questo soggiorno, perché la rozzezza del paese, cagionata dalla mancanza della Corte, è così contraria al commercio civile, che malevolmente un onest’uomo, educato in una città dominante [nostra sottolineatura], può assuefarvisi.
Felice V.S. illustrissima che ha avuta la sorte d’incontrarsi in un principe che sa così bene conoscere ed esaltare il suo merito.... La mia tolleranza in questo paese non so quanto sia per durare, onde è certo che volendo io esentarmi di qui, e non potendo sperare in Roma alcun incamminamento fin che dura questo vento, passerò ultramontes, per cercare ove far nido, e probabilmente a Vienna, ove molti padroni ed amici, che colà dimorano, mi persuadono e promettono assistenza ed aiuto. In ogni caso voglio in ogni caso passar per costà – [per la Corte di Torino, nostra nota] - , e la supplicherò che mi dia l’onore di vedere, e, se sarà possibile, inchinarmi a Sua Maestà.

I. A. GALLETTI,  Pianta geometrica della reale città e cittadella di Torino colla loro fortificazione (1790)


L’anno seguente, 1720, le pessimistiche previsioni di Metastasio vengono contraddette, per sua fortuna, dall’incarico della nobile famiglia Pignatelli di Belmonte a comporre un Epitalamio per le nozze del loro erede, don Antonio Pignatelli con Anna Francesca Pinelli de’ Sangro. Con la festiva composizione Metastasio ottiene il riconoscimento del suo valore presso la nobiltà filo-austriaca, non solo in ricordo della presentazione del giovane da parte del Gravina qualche anno prima, ma come vera e propria designazione del poeta romano a rappresentare una nuova forma di comunicazione tra aristocrazia e ceti popolari, tra la nobiltà napoletana e la lontana corte asburgica. Il valore civile e al tempo stesso sociale e politico della versificazione metastasiana, infatti, costituisce un chiaro segnale sia per la partecipazione dei ceti popolari al nuovo corso a Napoli con l’arrivo degli Asburgo, sia per l’avvio, atteso da secoli, di un processo di autonomia del Meridione e delle sue classi dirigenti – l’aristocrazia – che consenta a queste terre di costituirsi in Regno, pur sotto la suprema giurisdizione dell’Impero.

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Paolo Rolli, Rime, Londra 1717

 

Paolo Rolli

 

Paolo Antonio Rolli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

         

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ALESSANDRO SCARLATTI, Concerto per flauto e archi in FA maj.