PER UNA BIOGRAFIA DEL CAVALIERE CARLO BROSCHI

detto FARINELLI (1705-1782)

 

 

Carlo Broschi nasce ad Andria il 24 Gennaio del 1705 da Salvatore, compositore e maestro di cappella nel Duomo della cittadina pugliese, e da Caterina Barrese, “coniugi della città di Napoli”, come è scritto nel Libro dei Battesimi della Chiesa di S. Nicola, oggi presso l’Archivio Vescovile. Il duca di Andria, Fabrizio Carafa, esponente di una tra le più prestigiose famiglie della nobiltà napoletana, volendo onorare Salvatore Broschi, concittadino napoletano, compositore e maestro di cappella nel duomo di Andria, ne tiene a battesimo il figlio Carlo Maria Michelangelo Nicola Broschi.


L’improvvisa morte di Salvatore Broschi a 36 anni, il 4 Novembre del 1717,
e la conseguente perdita della sicurezza economica della famiglia, potrebbe essere stata la causa della decisione dell’evirazione di Carlo, dodicenne e ormai prossimo a cambiare voce, le cui promettenti doti avrebbero potuto sopperire alle necessità della famiglia con l’ingresso dell’adolescente nel mondo dei castrati, la cui carriera per tutto il XVIII secolo sarà garantita dal loro impiego come cantori nelle funzioni liturgiche e dalla produzione musicale-oratoriale della Chiesa, e soprattutto dall’egemonia italiana nel melodramma, in tutto il mondo dell’epoca.


La famiglia Broschi, trasferitasi a Napoli fin dal 1711, iscrive Riccardo il primogenito al Conservatorio di S. Maria di Loreto, dove questi si formerà come compositore, mentre Carlo, protetto dalla famiglia Farina, giuristi e amanti della scuola musicale della città, viene introdotto da questi presso il più famoso maestro di canto a Napoli, quel Niccolò Porpora, insegnante al Conservatorio di S. Onofrio, già affermato operista in Europa, alla cui scuola si formeranno i castrati Giuseppe Appiani, Felice Salimbeni, Gaetano Majorano, oltre a Regina Mingotti e Vittoria Tesi, e appunto Carlo Broschi.

ANTON RAPHAEL MENGS, ritratto di Regina Mingotti, soprano


Questi prenderà il nome d’arte di Farinelli, in omaggio ai suoi protettori, gli avvocati e giureconsulti Farina che, dopo la sua evirazione, pagheranno le lezioni di canto impartitegli dal Porpora. Stando ai documenti finora ritrovati, la decisione della crudele operazione subita da Carlo Broschi per entrare nella scuola di canto diretta dal Porpora dovrebbe essere stata eseguita subito dopo la morte del padre Salvatore, alla fine del 1717, su decisione del fratello maggiore Riccardo, al quale la famiglia, in particolare Caterina Barrese la madre, avrebbe affidato il compito di sovrintendere sulle modalità dell’intervento chirurgico, sia come capo-famiglia, sia come musicista.
Carlo Broschi è ammesso alla scuola di Niccolò Porpora, conquistandosi in breve tra 1717 e 1720 – l’anno dell’esordio come cantante nella serenata Angelica e Medoro di Metastasio a Napoli – un ruolo di primo piano tra gli evirati allievi del maestro napoletano, e, poco più che adolescente, a 15 anni, si avvia ad una delle più straordinarie carriere nella storia dell’opera italiana che lo porterà prima a calcare le scene di tutti i più importanti teatri italiani, poi, in rapida successione, a rivelare il suo genio musicale a Vienna, Londra, Parigi, ed infine a Madrid.
Poco o nulla si conosce a riguardo della contemporanea “nascita alla vita delle scene”(così annota Benedetto Croce ne I teatri di Napoli ) che lega per sempre in rapporto di solidarietà e fraterna amicizia Carlo Broschi e Pietro Metastasio. Il futuro Poeta Cesareo degli Asburgo a Vienna esordisce anch’egli sulla scena dell’opera in musica con una serenata a cui il Porpora dà le sue note per celebrare in casa del principe della Torella il genetliaco di Elisabetta Cristina, moglie dell’imperatore Carlo VI.
È il 28 agosto del 1720, Metastasio è arrivato a Napoli appena un anno prima a fare pratica legale presso lo studio dell’avvocato Giovanni Antonio Castagnola, ma, non sprovvisto di conoscenze musicali, apprese a Roma frequentando Francesco Gasparini, maestro di cappella di S. Lorenzo in Lucina, compositore tra i più illustri protetto dal cardinale Pietro Ottoboni, preferisce presto al diritto l’esercizio della professione di poeta a cui la musica può conferire risalto proprio in occasione delle manifestazioni celebrative che accompagnano i momenti salienti della vita pubblica nel Viceregno austriaco. Niccolò Porpora accetta volentieri di mettere in musica i versi dell’ariostesca Angelica e Medoro, già metricamente disposti dal ventiduenne poeta romano per l’intonazione musicale, e iniziando una collaborazione con Metastasio che si svilupperà nel corso degli anni Venti a Napoli, Roma e Venezia, propone nella parte del pastorello Tirsi l’interpretazione di Carlo Broschi, l’ultimo, il più giovane e il più promettente tra i sopranisti della sua scuola di canto. Farinelli, peraltro, è bene accolto da Pietro Metastasio, sia perché entrambi sono in rapporto con il mondo degli influenti giuristi napoletani – la famiglia Farina…, Farinelli, il Castagnola, Metastasio – sia perchè entrambi sono vicini alla nobiltà napoletana filo-austriaca. Carlo Broschi gode infatti dell’antica protezione del duca Fabrizio Carafa, mentre Metastasio, introdotto dal Gravina presso Aurelia Gambacorta d’Este, la cui famiglia ha promosso la congiura antispagnola di Macchia nel 1701, ha appena composto per i principi Pignatelli un Epitalamio per le nozze di Antonio con Anna Pinelli di Sangro e, sempre per la giovane coppia si accinge a scrivere la festa teatrale Endimione, dedicandola alla influente Marianna Pignatelli d’Althann, sorella dello sposo, dama di corte dell’imperatrice Elisabetta Cristina, cognata di Michele Federico d’Althann, in pectore prossimo Vicere di Napoli.
Dopo l’esordio nella parte secondaria di Tirsi nell’Angelica di Metastasio, Farinelli prosegue i suoi studi con il Porpora e, due anni dopo, nel 1722, a Roma al Teatro d’Alibert è protagonista en travesti nella Sofonisba di Luc’Antonio Predieri, negli anni Trenta Kapellmeister a Vienna e, in tale ruolo, compositore di alcuni drammi e feste teatrali di Metastasio, e del Flavio Anicio Olibrio dello stesso Porpora.
Le doti eccezionali della vocalità musicale impareggiabile di Carlo Broschi Farinelli emergono proprio nella stagione romana, il vero e proprio esordio da professionista del canto. Particolarmente significativa è la testimonianza del flautista, compositore e teorico della musica Johann Joachim Quantz, già allievo di Francesco Gasparini, che – altro singolare elemento di raccordo con Farinelli – introduce Metastasio, come sappiamo, alla conoscenza del linguaggio della musica:

Farinelli possiede una voce di soprano penetrante, piena, brillante e ben modulata, che si estende dal la2 fino al do5. Pochi anni dopo ha raggiunto alcuni toni più gravi, senza tuttavia perdere una sola nota degli acuti, così che in molte opere capitava che un’aria (normalmente, un adagio) a lui destinata venisse scritta nella tessitura di contralto, mentre le altre prendevano il registro di soprano. L’intonazione era chiara, il trillo bello, straordinario il controllo del fiato, agilissima la sua gola, così che poteva coprire anche gli intervalli più ampi con la massima facilità e sicurezza. Le note di passaggio e tutti i melismi non presentavano per lui alcuna difficoltà. Era molto creativo nell’inventare gli ornamenti di un adagio. Ma il fuoco della gioventù, il grande talento, il generale entusiasmo, la sua gola predisposta lo portavano talvolta a degli eccessi di stravaganza. Il suo aspetto era adatto al teatro, ma l’azione in scena non era il suo forte.

Le straordinarie capacità di emissione della voce, unitamente alla perfetta padronanza della nota musicale, la versatilità del sopranista capace nella stessa partitura di coprire arie da soprano e quelle da contralto, le eccezionali doti di virtuoso del belcantismo, l’estensione della voce dal LA2 al DO5, riscontrata dal Quantz e ribadita da Giovenale Sacchi – suo primo biografo – fanno di Carlo Broschi immediatamente il cantante più acclamato ed amato a Roma e a Napoli, in quel teatro S. Bartolomeo dove egli come “primo uomo”, nel 1724, dopo il grande successo di Didone abbandonata di Metastasio, intonata da Domenico Sarro, interpreta Nino nella Semiramide, regina dell’Assiria, del suo maestro Niccolò Porpora.

 

 

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Duomo di Andria

J. AMIGONI, Ritratto di Farinelli, incisione

Vittoria Tesi Tramontini, contralto

Ritratto di Riccardo Broschi

Niccolò Porpora

 

Johann Joachim Quantz

C. RIZZARDINI, Didone abbandonata

 

 

 

 

         

 

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GEORG FRIEDRICH HAENDEL, Siroe, Sinfonia