BIOGRAFIA DI PIETRO METASTASIO

Le origini familiari, le abitazioni a Roma nella prima infanzia, le vicende della vita (1698-1719)

 

 

Pietro Antonio Domenico Bonaventura Trapassi - (questo cognome gli verrà tradotto in greco, cioè Metastasio, dal Gravina soltanto nel 1715) - nasce a Roma il 3 Gennaio del 1698 da Felice Trapassi di Assisi, ex sottufficiale del reggimento dei Corsi di papa Alessandro VIII (Pietro Vito Ottoboni), e da Francesca Galastri, casalinga, di Firenze (origine questa riportata nello Stato delle anime della Parrocchia di S. Lorenzo in Damaso), o di Bologna, come invece annotano, sbrigativamente, quasi tutte le storie della letteratura su Metastasio. Il registro della Chiesa parrocchiale di S. Lorenzo in Damaso annota che Pietro Antonio Domenico Bonaventura Trapassi ricevette il battesimo dalle mani del cardinale Pietro Ottoboni, nipote del papa Alessandro VIII nel febbraio 1698 nella chiesa incorporata nel Palazzo della Cancelleria apostolica, già Palazzo Riario, sede ufficiale del cardinale, titolare anche della chiesa stessa.

Alla nascita di Pietro, primo loro figlio, la famiglia Trapassi abitava in domo dicta del Crocifisso in vico nuncupato de' Cappellari, e con maggiore precisione lo stesso registro parrocchiale, all'anno 1699, attesta che la famiglia risiedeva nel Vicolo de' Cappellari nel Salone del Crocifisso, Cava della Valle n. 236. All'anno 1700, sempre il registro dello Stato delle anime della Parrocchia, annota la nascita del secondo figlio maschio, Leopoldo, venuto alla luce nel novembre del 1699.

Nella casa di Via dei Cappellari, corrispondente oggi alla numerazione civica n.30 - come segnalato, sopra la porta d'ingresso, da una targa marmorea del Comune di Roma del 1873, dotata di iscrizione preparata dal poeta Domenico Gnoli:

IN QUESTA CASA/ A DI 3 GENNAIO DEL 1698/ NASCEVA PIETRO TRAPASSI/ NOTO AL MONDO/COL NOME DI METASTASIO/ S.P.Q.R./ 1873 - nell'abitazione a livello della strada, dunque, a poche decine di metri da Campo de' Fiori, e poco distante dal Palazzo della Cancelleria con la Chiesa di S. Lorenzo in Damaso, i coniugi Trapassi vissero insieme ai due figli fino alla prematura e improvvisa morte, a soli 24 anni, di Francesca Galastri, il 13 Giugno 1702. Francesco Labbruzzi pubblicò l'atto di morte della madre di Pietro Metastasio, da lui rinvenuto nel registro della Parrocchia di S. Lorenzo in Damaso, ne La Libertà del 16 Dicembre 1872.

Dopo la morte della moglie, Felice Trapassi rimase comunque nella casa di Via dei Cappellari insieme ai due figli maschi, anche perché l’abitazione fungeva da negozio per la vendita di olio e farina, attività che, intrapresa con la liquidazione del servizio militare nel reggimento corso del Pontefice Alessandro VIII, mantenne fino alla morte nel 1754.

Nel 1708 Felice Trapassi, convolato a nuove nozze con Angela Lucarelli di Cave, vicino a Palestrina, vedeva arricchirsi la sua famiglia con la nascita della figlia Endimira.

Anche la nascita di una seconda figlia, Barbara, non deve essere stata estranea alla decisione di Felice Trapassi di consentire a Gian Vincenzo Gravina di adottare Pietro, ospitato poco più tardi nella casa di questi in Via S. Anna dei Bresciani, mentre lo stesso Leopoldo, senza vivere in casa Gravina, veniva ammesso alle lezioni, nella scuola di giovani meritevoli e di buona estrazione che il giureconsulto della Sapienza teneva nella sua abitazione.

E', infatti, proprio la data del 1708, anno di nascita di Endimira, e, insieme, della richiesta del Gravina di prendersi interamente cura del giovane Pietro, a far dubitare che l'interessamento del Gravina per il figlio di un modesto droghiere sia stato soltanto ed esclusivamente il frutto casuale di un incontro sotto il cielo e per le strade di Roma. Anche se i biografi del Settecento di Metastasio (dal Cristini all'Aluigi e al Puccinelli) sembrano accreditare voci popolari di un'adozione di Pietro - (in tenera età egli era già dotato di sorprendenti doti di improvvisatore di versi) - da parte del Gravina a seguito della fortuita scoperta di uno straordinario poeta in erba mentre dava spettacolo di sé per le strade di Roma, appare più verosimile che ancora una volta sia stato decisivo il suggerimento del cardinale Pietro Ottoboni. Questi, del resto, aveva già affidato l'educazione elementare di Pietro ( e del fratello Leopoldo) alla Congregazione dell'Oratorio di S. Filippo Neri presso S. Maria della Vallicella.

Il ruolo di mecenate, protettore delle arti e degli artisti a Roma, di Pietro Ottoboni, era iniziato subito dopo la sua chiamata a Roma da Venezia, con l'ascesa al soglio pontificio dello zio Pietro Vito Ottoboni con il nome di Alessandro VIII. Tra il 1689 e il 1691 - tanto durò il Pontificato di Alessandro VIII - l'azione del cardinale nipote si sviluppò in direzione della tutela, promozione della fede cattolica attraverso il linguaggio delle arti, di cui divenne ben presto fautore e protagonista, anche personalmente, come autore di drammi e feste teatrali, mentre, al tempo stesso, musicisti come Arcangelo Corelli, Francesco Gasparini, F. G. Haendel, Alessandro Scarlatti, architetti come Filippo Juvarra, pittori come Benefial, Trevisani, Sebastiano Conca, Giaquinto avrebbero ottenuto da lui committenze, protezione e riconoscimenti. Egli stesso letterato, l'Ottoboni ebbe dunque modo di entrare direttamente in contatto con il circolo di poeti ed artisti riunito attorno a Cristina, regina di Svezia, e alla morte di questa, 1689, ebbe parte determinante nel favorire, in onore della cattolicissima ex Regina di un paese protestante, la nascita dell'Accademia dell'Arcadia, alla quale Gian Vincenzo Gravina prestò la sua conoscenza della lingua e della letteratura latina per scriverne le Leggi.

Il Gravina che nel circolo di artisti e letterati riuniti intorno a Cristina di Svezia aveva anche conosciuto Giovan Pietro Bellori, segretario della regina, e le sue doti come storico dell'arte antica a Roma, di antiquario e critico, difensore della classicità raffaellesca e del Cinque-Seicento (dai Carracci ai Poussin ai Maratti), fondata l'Arcadia, assecondando così l'Ottoboni, era divenuto nel tempo un avversario della riduzione a norme stilistiche e contenutistiche dei linguaggi espressivi delle arti. Quando l'Ottoboni suggerì al Gravina di prendere presso la sua scuola di giovani ingegni in formazione anche Pietro Trapassi, il giureconsulto dell'Archiginnasio della Sapienza era già entrato nel cono d'ombra di sospetta eresia, per avere pubblicato nel 1691 l'Ydra mystica, libello ferocemente antigesuita.

La compagnia di Gesù (e il partito che in Vaticano ne rappresentava le tendenze teologiche) aveva proprio nell'Accademia dell'Arcadia la manifestazione letteraria e di letterati più coerente e fedele ai programmi di secolarizzazione della vita morale, civile e intellettuale che essa intendeva perseguire in Italia e nel mondo cattolico, attraverso l'universale affermazione di un codice linguistico-espressivo ed artistico, comune al ceto dei sapienti e dei dotti.

 

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PIER LEONE GHEZZI, Gravina e Metastasio

GIOVANNI MARIA MORANDI, Alessandro VIII

FRANCESCO TREVISANI, ritratto del Cardinale Pietro Ottoboni

FRANCESCO TREVISANI, Pietro Ottoboni

GIUSEPPE VASI, Il Palazzo della Cancelleria

PIER LEONE GHEZZI, Gian Vincenzo Gravina

GIUSEPPE VASI, S. Maria in Valicella

PIER LEONE GHEZZI, Francesco Gasparini

Cristina di Svezia

CARLO MARATTI, Giovan  Pietro Bellori

         

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ARCANGELO CORELLI, Concerto grosso op. VI n° 7 in RE maj.